L’esistenza della vita nell’aldilà ci spinge a non piangere i nostri morti

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I morti ci vedono? Odono quello che diciamo loro? Sicuramente si… essi ci vedono, nel senso che sono sempre coscienti della nostra presenza, e sanno se siamo felici o tristi; ma non odono ciò che diciamo né hanno coscienza del perché delle nostre azioni fisiche.

I morti sono coscienti della nostra presenzaBasta riflettere un momento per comprendere quali debbano essere i limiti della loro facoltà di vedere. Essi dimorano nel corpo spirituale, quel corpo che tutti possediamo e che è un esatto duplicato del corpo fisico, nel quale è esclusivamente concentrata la nostra coscienza durante la veglia. Mentre la materia fisica è percepibile solo dal corpo fisico, la materia spirituale è discernibile solo per mezzo del corpo spirituale. Quindi i morti vedono di noi solo il corpo spirituale.

Quando siamo addormentati, usiamo quel veicolo e quindi per i morti siamo svegli, mentre quando ci svegliamo ad essi sembra che ci addormentiamo, perché non prestiamo più attenzione e non possiamo più comunicare con loro. Come quando un nostro amico vivente è addormentato, noi constatiamo la sua presenza, ma non possiamo comunicare con lui. Così i morti si trovano nella stessa condizione: quando noi siamo svegli, essi sono consci della nostra presenza ma non possono comunicare con noi.

La maggior parte degli uomini non ricorda nella veglia ciò che ha vissuto durante il sonno e crede quindi erroneamente di aver perduto i propri morti, ma ad essi non sembra affatto di aver perduto i cari ancora viventi, perché li vedono in ogni momento. La sola differenza per loro è che i vivi sono svegli durante la notte ed incoscienti durante il giorno, precisamente il contrario di quel che accadeva quando erano ancora nel corpo fisico.

Il “corpo spirituale” o “corpo astrale” è il veicolo dei nostri sentimenti e desideri, delle nostre passioni, e sono quindi questi aspetti che noi mostriamo principalmente ai morti. Se noi siamo lieti, essi se ne accorgono immediatamente, anche se non possono conoscere la ragione della nostra gioia, e lo stesso succede se siamo tristi, essi sentono e condividono la nostra tristezza pur non rendendosi conto della ragione del nostro stato.

Questo naturalmente succede mentre noi siamo svegli, perché non appena ci addormentiamo essi conversano con noi come erano soliti fare quando erano vivi. Durante le ore di veglia noi possiamo dissimulare i nostri sentimenti, ma nel mondo superiore questo è impossibile, poiché questi si mostrano immediatamente con mutamenti visibili; e siccome tanti dei nostri pensieri sono collegati a sentimenti ed emozioni, accade che anche la maggior parte dei nostri pensieri si mostri a quel mondo, mentre tutto ciò che si riferisce al pensiero astratto è assolutamente invisibile al corpo astrale.

Si osserverà che tutto ciò ha ben poca relazione con il Paradiso e con l’inferno di cui ci parlavano durante la nostra infanzia. Tuttavia, è evidente che l’ubriacone, l’avaro, l’uomo sensuale, quello malvagio ecc., a causa della sua condotta di vita terrena, si prepara per l’aldilà qualche cosa che può somigliare ad una sorta di inferno. Solo che questo stato non è eterno: dura finché le passioni e le brame non si sono esaurite.

L’idea del Purgatorio come è inteso dalla Chiesa Cattolica si riferisce al fatto che le caratteristiche negative di un uomo devono essere arse e distrutte attraverso la sofferenza, prima che egli possa godere la beatitudine celeste,che costituisce uno stadio superiore della vita d’oltretomba e corrisponde al concetto di Paradiso. Quando infatti tutte le brame egoistiche e basse sono scomparse nell’uomo, egli passa in una condizione di estasi, oppure di elevata attività intellettuale, secondo il suo temperamento e le linee lungo le quali si sono sviluppate le sue energie durante la vita terrena.

È questo per l’uomo un periodo di beatitudine suprema, di altissimo godimento intellettuale nel quale egli si avvicina alla realtà, più di quanto gli fosse mai stato possibile prima. Ed è uno stato concesso a tutti, non solo a quelli che sono particolarmente pii e credenti. Non bisogna neppure considerarlo una ricompensa, bensì il risultato inevitabile di come la persona ha vissuto e delle caratteristiche che ha sviluppato durante la vita terrena.

Come la condotta di un uomo durante la sua gioventù influisce sulle condizioni della sua virilità e della sua vecchiaia, così la sua condotta durante la vita terrena determina le condizioni della vita ultraterrena. La vita dell’uomo, inoltre, è ben più lunga e più grande di quanto generalmente si supponga: la scintilla che è stata emanata da Dio deve tornare a Lui, e l’uomo è attualmente, purtroppo, ancora assai lontano dalla divinità. Tutta la vita evolve, poiché l’evoluzione è legge di Dio e l’uomo si sviluppa lentamente insieme a tutto il resto.

Ciò che viene comunemente definita vita umana, rappresenta in realtà solo un giorno della vera e lunga Vita eterna. Come nella vita fisica l’uomo si sveglia ogni mattina, indossa i suoi abiti, esce per il lavoro quotidiano ed al calare della sera si spoglia e si riposa, per alzarsi di nuovo il mattino seguente e riprendere il proprio lavoro al punto in cui l’aveva lasciato, così quando l’uomo scende nella vita fisica, si veste di un corpo fisico e finito il lavoro di quella giornata (che chiamiamo vita) lo depone nell’atto che si chiama morte, passando nella condizione di riposo che abbiamo appena descritto.

Dopo un certo tempo riveste di nuovo un altro corpo di carne e ricomincia un altro giorno di vita fisica, riprendendo la sua evoluzione al punto in cui l’aveva lasciata, e questo dura finché egli non abbia raggiunto la meta della perfezione. Tutto questo può sembrare nuovo e ad alcuni addirittura grottesco; tuttavia quanto è stato detto è suscettibile di prove ed è stato verificato molte volte, da più persone anche di ambiti culturali diversi.

Ci si domanderà forse se i morti non siano turbati dall’ansia per coloro che hanno lasciato sulla Terra. Questo in effetti talvolta accade e ritarda il loro progresso. Noi abbiamo quindi il dovere, per quanto ci è possibile, di evitare di disturbarli. I morti devono essere lasciati completamente liberi da tutte le preoccupazioni della vita che hanno abbandonato, affinché possano consacrarsi interamente alla nuova esistenza in cui sono entrati. Coloro che usavano ricorrere a loro per aiuto o consiglio (quando questi erano in vita), devono ora cercare di fare da sé, perché dipendendo ancora mentalmente da loro, li vincolano al mondo da cui essi devono per il momento distaccarsi.

Inoltre, coloro ai quali durante la vita sono state insegnate dottrine religiose errate o paurose, soffrono spesso, appena morti, per il timore dell’avvenire che li aspetta. Fortunatamente vi sono molti nel mondo spirituale che si consacrano all’opera di consolare e rassicurare quelli che sono molto turbati, dando loro una spiegazione comprensibile dei fatti. E non solo vi sono molte anime già trapassate che fanno questo, ma anche molti vivi, i quali durante il sonno si dedicano a questo tipo di servizio nei confronti dei morti.

Che cosa avviene dei bambini morti?

Bambini nel mondo spiritualeI casi più penosi, per quanto riguarda il distacco, sono quelli che prendono in causa i bambini. Essi morendo lasciano i genitori desolati a piangere e in preda alla disperazione. Che cosa avviene dunque dei bimbi nel mondo spirituale? Di tutti quelli che vi entrano essi sono forse i più felici, quelli che si trovano subito bene e perfettamente a loro agio. Essi non provano alcun senso di perdita o di separazione, non sentono di aver perduto veramente i genitori, i fratelli, le sorelle, i compagni di gioco che amavano, poiché possono comunque intrattenersi con essi durante la notte. Ed anche durante il giorno non si sentono mai soli, poiché là come qua, i bambini si riuniscono spontaneamente a frotte e giocano insieme in luoghi appropriati e pieni di rare delizie.

Noi tutti sappiamo quanto i bambini si divertano a rappresentare scene fantasiose, immaginando di essere questo o quell’altro personaggio, in ogni tipo di avventura meravigliosa e fantastica: ebbene, nella materia così sottile di quel mondo superiore, i pensieri assumono all’istante forme visibili e quindi un bambino che immagini di essere un eroe prende temporaneamente l’aspetto di esso. Se desidera un castello incantato, il suo pensiero subito lo costruisce. Fra i morti, le schiere dei bambini sono sempre gioconde, talvolta anzi sfrenatamente allegre.

Anche i bimbi che hanno disposizioni spirituali, trovano nel mondo celeste ciò che forma oggetto delle loro aspirazioni, poiché gli Angeli esistono realmente. Quindi coloro che li cercano e invocano, li trovano sicuramente, ed essi sono più splendidi di quanto avessero mai immaginato. Neppure coloro che vorrebbero vedere Dio stesso in forma materiale restano delusi, poiché trovano nel mondo spirituale insegnanti amorevoli che spiegano loro che tutte le forme sono forme di Dio, che Egli è dappertutto e che coloro che servono ed aiutano le sue anche più infime creature, servono ed aiutano Lui.I bambini in generale si compiacciono di rendersi utili, di aiutare e consolare, ed in quel mondo superiore trovano sempre modo di farlo.

E i bambini più piccoli, quelli che non possono ancora giocare? Non temete per essi: molte madri li aspettano ansiose di stringerli al loro seno e di accarezzarli come se fossero figli loro. Normalmente poi questi piccoli restano solo per breve tempo nel mondo spirituale, poiché ritornano velocemente sulla Terra, spesso perfino dagli stessi genitori. Per quanto riguarda i bambini non battezzati, nessuno pensi neppure lontanamente, che l’omissione di un rito religioso possa sovvertire le leggi eterne, e fare di un Dio d’amore uno spietato tiranno.

Non dobbiamo soffrire per i nostri cari defunti

Soffrire per la morte di una persona caraPer quanto il dolore per la morte di una persona cara sia naturale, esso è un male e un errore, e noi dobbiamo cercare di vincerlo. Non abbiamo ragione di affliggerci per i nostri defunti, poiché essi sono passati ad una vita migliore, più ampia e più felice. Se ci rattristiamo per il fatto di esserci separati da loro, il nostro rimpianto è egoistico, perché abbiamo a cuore più la nostra apparente perdita che non il loro vero vantaggio. Dobbiamo sforzarci allora di essere completamente altruisti, come deve essere ogni persona che ama veramente. Non dobbiamo pensare a noi, a ciò che ci farebbe piacere, ma solo a ciò che è meglio per i nostri cari e più utile al loro progresso.

Se ci abbandoniamo al dolore, alla tristezza, alla disperazione, emaniamo una caligine che oscura il loro cielo. Proprio l’affetto che essi nutrono per noi, la loro simpatia, li rende accessibili a questa nostra diretta influenza, e noi dobbiamo adoperare questo potere per aiutarli e non per ostacolarli. Vegliamo dunque, affinché i nostri pensieri siano buoni, i nostri sentimenti nobili e puri e il nostro animo sereno. Ciò richiede sicuramente coraggio da parte nostra, abnegazione e forza per dimenticare completamente noi stessi, nel desiderio ardente di dar loro il più grande aiuto possibile. Tale è il nostro preciso dovere.

Se supponiamo che i nostri defunti possano trovarsi in ansia per noi, cerchiamo di mantenerci sereni, in modo che essi non debbano essere inquieti. Se durante la loro vita fisica essi non possedevano nozioni esatte circa il mondo dell’aldilà, il mondo spirituale, cerchiamo noi di acquisirle, per poterle poi trasmettere a loro durante le “conversazioni notturne”, in modo da poter dare loro conforto e incoraggiamento.

Cercate di comprendere l’unità del Tutto: vi è un solo Dio e tutti sono Uno in Lui. Se riusciremo a prendere coscienza di questa idea di unità nell’Amore Eterno, non potrà più esservi dolore per noi, poiché comprenderemo che sia da vivi che da morti siamo sempre in Dio e che in questo mondo come nell’altro “In Lui viviamo, ci muoviamo e siamo”, come scrive S. Paolo. L’atteggiamento di chi prova cordoglio per i morti è un atteggiamento da persona priva di fede e di conoscenza. Più si conosce, più si è fiduciosi, perché si sente con maggiore certezza che tanto noi quanto i nostri morti, siamo nelle mani di una Sapienza perfetta, guidati da un Amore perfetto.

Non piangere…

(Questa lettera è da leggere come se fosse un messaggio di coloro che non sono più tra noi).

Se tu conoscessi il mistero immenso del cielo dove vivo, se tu potessi vedere e sentire quello che io vedo e sento in questi orizzonti senza fine ed in questa luce che tutto investe e penetra, tu non piangeresti, se mi ami!

L’incanto di Dio e delle sue espressioni di sconfinata bellezza sono ormai parte del mio essere. Le cose di un tempo, al confronto, sono immensamente piccole e quasi senza colore.

Mi è rimasto un intenso affetto per te, una tenerezza che non ho mai conosciuto. Sono felice di averti incontrato ed amato nel tempo, ma tutto era allora così fugace e limitato! Ora vivo nella serena e gioiosa attesa del tuo arrivo tra noi, tu pensami così!

Nelle tue difficoltà richiama alla mente questa meravigliosa casa dove non esiste più la morte e dove insieme ci disseteremo, nel trasporto più intenso e più puro, alla fonte inestinguibile della gioia e dell’amore!

Non piangere quindi, se veramente mi ami!

Tratto da: “Non piangete i morti” di Charles W. Leadbeater (Editrice Libraria “Ars Regia” – Milano). Edizione riveduta ed aggiornata a cura del Gruppo Teosofico Valdostano (Aosta – Giugno 1994).

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