Le visioni del paradiso descritte dal neuroscienziato Eben Alexander

Print Friendly

E’ in coma profondo, dato per spacciato, in ospedale e sotto costante monitoraggio cerebrale. Tuttavia è “in viaggio” fuori dal corpo e in altri universi. Una esperienza che, tornato in vita inspiegabilmente, lo ha trasformato.

Eben Alexander

Sono stato adottato quando ero un ragazzino. Sono cresciuto senza ricordare niente della mia famiglia di origine e senza sapere che avevo una sorella biologica, di nome Betsy. Molti anni dopo, mi sono messo alla ricerca della mia famiglia biologica, ma per Betsy è stato troppo tardi: era morta.

E questa è la storia di come mi sono riunito a lei, in Paradiso.

Prima di cominciare, dovrei spiegare che sono uno scienziato, che ha passato la vita a studiare il funzionamento del cervello.

Mio padre adottivo era un neurochirurgo ed io seguii la sua strada, diventando io stesso un neurochirurgo ed un accademico che insegnava la scienza del cervello alla Harvard Medical School.

Anche se formalmente un cristiano, ero scettico quando i pazienti mi descrivevano esperienze spirituali. La conoscenza che avevo del cervello mi aveva reso sicuro del fatto che esperienze fuori dal corpo, incontri angelici e cose simili, erano allucinazioni che si presentavano quando il cervello soffriva di un trauma.

Poi, in circostanze molto drammatiche, ho scoperto la prova che mi ero sbagliato. Sei anni fa, mi svegliai una mattina con un feroce mal di testa. In poche ore, entrai in coma: la mia neocorteccia, la parte del

cervello che ha a che fare con tutti i processi di pensiero che ci rendono umani, cessò di funzionare

A quel tempo, lavoravo al Lynchburg General Hospital in Virginia, dove fui portato di corsa nel reparto emergenza . I dottori accertarono che avevo contratto la meningite: un raro ceppo di batteri di E coli, si trovava nel mio liquido cerebrospinale e come un acido stava mangiandosi il mio cervello. Le mie chance di sopravvivenza erano pari a zero.

Ero in un coma profondo, in uno stato vegetativo, e tutte le funzioni superiori del mio cervello erano… scollegate. Le scansioni che mi fecero  non mostravano alcuna attività cosciente; il mio cervello non era malfunzionante, era completamente scollegato. Ma il mio sé interiore continuava ad esistere, in barba a tutte le leggi note alla scienza.

Per sette giorni, mentre giacevo in quel coma non responsivo, la mia coscienza fece un viaggio attraverso una serie di regni, uno piu’ straordinario dell’altro: un viaggio oltre il mondo fisico ed un viaggio che fino a quel momento avrei solo definito impossibile. Per migliaia di anni, le persone normali, ma anche gli sciamani e i mistici, hanno descritto degli attimi brevi, meravigliosi nei regni eterei.

Ciò che nel mio caso è unico, è che sono – per quel che raccontano i dati raccolti – la sola persona ad aver viaggiato in questa dimensione paradisiaca con la corteccia completamente sotto osservazione  minuto per minuto. Questi sono dati medici di ogni minuto del mio coma e nessuno di loro indica attività cerebrale.

In altre parole: per quel che può dire la neuroscienza, il mio viaggio non è stato qualcosa che è successo nella mia testa.

Molti scienziati hanno varie difficoltà davanti a questa affermazione. La mia esperienza minaccia tutto il loro sistema di credenze. Ma un luogo dove io ho trovato totale accettazione è nella chiesa, dove la mia storia spesso corrisponde alle aspettative della gente.

Ecco cosa è stata la mia storia: una mappa del Paradiso. Dopo un mal di testa accecante, che mi portò nel coma,  gradualmente diventai cosciente di essere in uno stato primordiale e primitivo, come se fossi sepolto in terra.

Ma non si trattava di una terra ordinaria, dato che percepivo  e a volte udivo  e vedevo altre entità intorno a me.  In parte era orribile, in parte famigliare e confortante. Mi sentii come se fossi sempre stato parte di quelle tenebre originarie.

Mi si chiede spesso: ‘Questo era l’inferno? Mi sarei aspettato che l’inferno fosse un poco interattivo, mentre questa fu una esperienza completamente passiva. Avevo dimenticato cosa significasse persino essere umano, ma una parte importante della mia personalità era tuttavia molto all’opera. Avevo un senso di curiosità. Chiedevo: chi? Cosa? Dove? E non c’era mai un tremolo di risposta.

Dopo un certo lasso di tempo, sebbene non possa supporre quanto lungo fosse, una luce scese dall’alto lentamente, gettando intorno meravigliosi filamenti di argento e brillantezza dorata. Si trattò di una entità circolare che emetteva una meravigliosa musica celeste che ho chiamato La Melodia Roteante

La luce avanzò come una lacerazione nel tessuto di quel regno grossolano, fino ad aprirsi in una vallata piena di verde fertile e lussureggiante dove le cascate cadevano in pozze di cristallo. C’erano nubi, come fossero morbidi zuccherini, i  marshmallow (http://it.wikipedia.org/wiki/Marshmallow rosa e bianchi). Dietro di loro, il cielo era di un blu scuro intenso. Questo mondo non era indistinto, era profondamente vivo e pungente, vivido quanto l’aroma del pollo fritto e accecante come il bagliore del sole sulla carrozzeria metallica di una macchina e sorprendente come l’impatto del primo amore.

paradiso

So benissimo quanto strano sembri il mio racconto e comprendo bene coloro che non possono accettarlo. Come molte cose nella vita, tutto sembra molto inverosimile fino a che uno non fa l’esperienza in prima persona.

Nonostante le scannerizzazioni del suo cervello dicessero che non stava funzionando, il Dr Alexander stava avendo invece vivide esperienze

C’erano alberi, campi, piante animali e persone. C’era anche l’acqua che scorreva nei fiumi o scendeva come pioggia. La nebbiolina saliva dalle superfici pulsanti di queste acque e i pesci scivolavano al di sotto.

Come la terra, l’acqua era molto famigliare. Era come se i piu’ bei panorami d’acqua mai visti sulla terra, fossero stati cosi belli proprio perché mi ricordavano questa acqua vivente. Con lo sguardo fisso volevo viaggiare sempre piu’ in profondità dentro cio’ che vedevo. Quest’acqua sembrava piu’ alta e piu’ pura di qualsiasi cosa avessi mai visto prima, come se fosse piu’ vicina alla fonte originale.

Ero stato davanti a oceani e fiumi in America, dalle spiagge della Carolina alla West Coast e li avevo ammirati, ma improvvisamente sembravano essere versioni minori, come piccoli fratelli e sorelle di questa acqua vivente.

Non lo dico per denigrare laghi e mari e temporali,  che ho ammirato  tutta la vita, ma solo per dire che ora vedo tutte le acque terrestri in una nuova prospettiva, cosi come vedo tute le bellezze naturali in modo nuovo.

In Paradiso, tutto è piu’ reale, meno denso, ma allo stesso tempo, piu’ intenso.

Il Paradiso è vasto, vario e popolato come la Terra anzi… molto di più. Ma in tutta questa ampia varietà, non c’è quel senso di “alterità” che caratterizza il nostro mondo,dove ogni cosa è sola in se stessa e non ha direttamente nulla a che fare con cio’ che la circonda. Nulla è isolato in Paradiso. Nulla è alienato. Nulla è disconnesso. Tutto è uno.

Ero come un puntino di consapevolezza sulle ali di una farfalla, tra sciami pulsanti di milioni di altre farfalle. Potevo vedere cieli di velluto di incredibile blu scuro, con delle sfere di luce dorata che piombavano in picchiata, con cori angelici che lasciavano tracce scintillanti contro fluttuanti nuvole. Quei cori producevano inni di vario tipo, ben oltre tutto cio’ che avevo incontrato sulla terra.

Il suono era poi gigantesco: faceva eco un canto che sembrava infradiciarmi, senza bagnarmi. Tutti i miei sensi si erano fusi. La vista e l’udito non erano funzioni separate. Era come se potessi sentire la grazia e l’eleganza della creature dell’aria e vedere la musica spettacolare che  schizzava fuori da loro.

Ancor prima di cominciare a chiedermi chi e cosa fossero, compresi che facevano quella musica perché non potevano contenerla. Era la musica di pura gioia. Non potevano piu’ trattenerla, cosi come non si puo’ riempire i polmoni senza mai espirare.

Da quel momento in poi, mi ritrovai nel vecchio mondo terrestre che avevo lasciato dietro di me, prima di essere colpito dal coma; ora ero però decisamente una nuova persona. Ero rinato.

Solo fare esperienza della musica era unirsi ad essa. Era l’unità del Paradiso : sentire un suono era esserne parte. Tutto era collegato al resto, come i vortici infinitamente complessi su un tappeto persiano; cosi era cavalcare quell’ala di farfalla

Oltre il cielo c’era una vasta gamma di maggiori universi che ho poi definito una “sovrasfera” e sono salito fino a raggiungere il Nucleo, quel Santuario del Divino, piu’ profondo: nero cupo infinito, colmo di amore incondizionato indescrivibile, strabordante

In quel luogo, incontrai la deità infinitamente potente, onnisciente,  che successivamente chiamerò OM a causa del suono che vibrava in tutto il regno. Là appresi lezioni di una tale profondità e bellezza da essere al di là della mia capacità di spiegazione.

Durante questo viaggio, avevo una guida. Era una donna straordinariamente bella, d’apprima apparsa mentre cavalcavo come puntino di consapevolezza, sull’ala di quella farfalla. Non aveva mai visto prima questa donna, non sapevo chi fosse. Tuttavia la sua presenza fu sufficiente per guarire il  mio cuore, rendermi completo in un modo che non credevo fosse possibile.

Il suo volto era indimenticabile. I suoi occhi blu profondo e gli zigomi alti. Il suo volto era circondato da capelli bruno-miele. Vestiva un grembiule, come quello di una contadina, intessuto di  puro colore: indaco, blu talcato e toni pastello di arancione e color pesca. Quando mi guardò, sentii una tale abbondanza di emozioni, che anche se nulla di buono mi fosse accaduto prima d’ora, la mia vita assumeva valore solo per vivere quella espressione nei suoi occhi.

Non si trattava di un amore romantico. Non era amicizia. Era ben oltre tutti quei compartimenti  di amore che abbiamo sulla terra. Senza parlare, mi fece capire che ero amato, che ci si prendeva cura di me oltremisura, e che l’universo era un luogo molto piu’ vasto, migliore e bello che potessi mai immaginare.

Ero una parte insostituibile del tutto, (come tutti noi) e tutta la paura e la tristezza di cui avevo sofferto, era il risultato del fatto che avevo dimenticato questi fatti essenziali.

Il suo messaggio mi attraversò come un alito di vento. Difficile da spiegarsi a parole, ma l’essenza fu questa: “Sei caramente amato e adorato, per sempre. Non c’è nulla che devi temere. Nulla che tu possa fare di sbagliato”.
Fu una esperienza incredibilmente meravigliosa.

Nel mentre, ritornato sulla terra, mi trovavo in coma da 7 giorni, senza mostrare segni di miglioramento. I medici stavano decidendo se continuare con il supporto per tenermi in vita… quando improvvisamente ripresi conoscenza. I miei occhi semplicemente si spalancarono, ed ero di ritorno.

Non avevo memorie della mia vita terrena, ma sapevo benissimo dove ero stato. Dovetti  reimparare tutto: chi, cosa e dove ero. Dopo giorni e settimane, come neve che cade dolcemente, la mia vecchia conoscenza terrena ritornò. Parole e linguaggio ritornarono in ore e giorni. Con l’amore e le dolci persuasioni della mia famiglia e degli amici, altre memorie riaffiorarono.

Dopo otto settimane, ritornò completamente la mia precedente conoscenza della scienza, incluse le esperienze e l’apprendimento di oltre vent’anni, passati come neurochirurgo nell’insegnamento in ospedali. Per la scienza moderna, questa ripresa totale resta un miracolo  senza spiegazione. Ma ora ero una persona diversa, da quella che ero stata.

Le cose che avevo visto e di cui  avevo fatto esperienza mentre me ne ero andato dal mio corpo, non sono svanite, come lo fanno invece le allucinazioni e i sogni. Sono invece rimaste.

Soprattutto, mi rincorreva quella immagine della donna  sull’ala della farfalla. E poi, quattro mesi dopo essere uscito dal coma, ricevetti una immagine per posta.

Quale risultato di miei precedenti indagini  per entrare in contatto con la mia famiglia biologica, un parente mi mandò una foto di mia sorella Betsy: la sorella che non ho mai incontrato. Lo shock per averla riconosciuta, fu totale. Era il volto della donna sull’ala della farfalla. Nel momento in cui mi resi conto di questo, qualcosa in me si cristallizzò.

Quella foto fu la conferma di cui avevo bisogno . Era la prova, oltre ogni dubbio, della realtà oggettiva della mia esperienza.

Da quel momento in poi, ritornai nel vecchio mondo terreno che avevo lasciato prima che mi succedesse il coma, ma ero sinceramente una nuova persona. Ero rinato. E come rivelerò non sono assolutamente l’unica persona ad aver avuto uno sguardo sull’aldilà,  e sulle meraviglie che li vi sono.

Estratti da: “Map of Heaven: A Neurosurgeon Explores the Mysteries of the Afterlife & The Truth About What Lies Beyond “, by Dr Eben Alexander, published by Piatkus. © 2014 Dr Eben Alexander.

Fonte
Fonte originale

2,411 Visite totali, 1 visite odierne

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Unisciti alla nostra Community!

Count per Day

  • 1298426Totale letture:
  • 78Letture odierne:
  • 369Letture di ieri:
  • 3479Letture scorsa settimana:
  • 14725Letture scorso mese:
  • 737582Totale visitatori:
  • 50Oggi:
  • 244Ieri:
  • 1742La scorsa settimana:
  • 7627Visitatori per mese:
  • 242Visitatori per giorno:
  • 0Utenti attualmente in linea:

Newsletter

Inserisci la tua mail e ricevi tutti gli aggiornamenti!Compilando questo form autorizzi soggetti terzi, al trattamento dei tuoi dati personali e al loro utilizzo nel rispetto della legge sulla privacy in vigore.

Segnala il tuo Avvistamento!

Donation

Sostieni l'opera di divulgazione di Evidenzaliena! Grazie!

Privacy & Policy

Privacy Policy