L’esperienza fuori dal corpo di un sacerdote fucilato e miracolato da Padre Pio

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Il personaggio che vi presento oggi, cari Lettori, è degno di nota in quanto si tratta di un sacerdote protagonista di un’eccezionale esperienza fuori dal corpo, dopo essere stato “fucilato” come cappellano militare in Algeria.Ma quello che è davvero sorprendente è il fatto che sia stato miracolato da Padre Pio di cui era “figlio spirituale”.L’accaduto è stato anche raccontato da lui stesso, invitato alla trasmissione televisiva “Porta a Porta” un po’ di anni fa e di cui vi riporto il video.In aggiunta, oltre ad una breve sua biografia, vi sottopongo un curioso aneddoto che lo riguarda, nel momento in cui, ancora giovane studente di teologia a Roma, decise di recarsi a San Giovanni Rotondo per conoscere il famoso frate cappuccino.

La NDE di Padre Jean Derobert

Ecco la sua testimonianza sull’evidente protezione di cui fu oggetto da parte del Cielo, grazie all’intervento di Padre Pio da Pietrelcina (oggi Santo).

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Caro Padre, Lei mi ha domandato una relazione scritta a proposito dell’evidente protezione di cui sono stato oggetto nell’agosto 1958 durante la guerra d’Algeria.In quell’epoca, ero al servizio del Corpo Sanitario delle Forze Armate e avevo notato come ad ogni momento importante della mia vita, Padre Pio, che mi aveva accettato nel 1955 come figlio spirituale, mi facesse pervenire una cartolina che assicurava la sua preghiera e il suo sostegno.Uno di questi casi fu prima del mio esame all’università Gregoriana di Roma, così come al tempo della mia partenza per l’esercito, oppure quando dovetti raggiungere i combattenti in Algeria. Una sera, un commando del F.L.N. (Fronte di Liberazione Nazionale Algerino) attaccò il nostro villaggio e fui ben presto fatto prigioniero, messo davanti ad un portone con cinque altri militari e là fummo fucilati.

Mi ricordo che non ho pensato né a mio padre, né a mia madre di cui ero, tra l’altro, figlio unico, ma provavo solamente una grande gioia perché «andavo a vedere ciò che esisteva dall’altro lato».Avevo ricevuto, la mattina stessa, una cartolina da Padre Pio con due righe manoscritte: «La vita è una lotta, ma porta alla Luce» (sottolineato due o tre volte).Immediatamente, feci l’esperienza dell’uscita dal corpo, e lo vidi accanto a me riverso e sanguinante in mezzo ai miei compagni, anch’essi uccisi. Ho allora iniziato ad ascendere e ad entrare stranamente in una sorta di tunnel.Dalla densa nube che mi circondava, emergevano dei visi conosciuti e non. All’inizio, questi volti erano tenebrosi; si trattava di persone poco raccomandabili, peccatori con poche virtù. Però, man mano che salivo, ne incontravo altri sempre più luminosi.

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Ero sorpreso di come potessi camminare… e mi dicevo esser fuori dal tempo, dunque già resuscitato… Mi stupivo di poter osservare tutt’intorno alla mia testa senza voltarmi indietro.Ero sbalordito di non aver sentito nulla per le ferite riportate dalle pallottole dei fucili e compresi che erano entrate nel mio corpo così velocemente da neutralizzare qualsiasi dolore.Subito, il mio pensiero andò ai miei genitori… E in un lampo mi sono ritrovato ad Annecy, a casa mia, e li ho visti dormire nella loro camera. Ho provato a parlare loro, ma senza successo.Ho visitato l’appartamento notando il cambio di posizione di un mobile. Molti giorni dopo, scrivendo a mia madre, le ho domandato perché lo aveva spostato. Nella risposta che mi inviò mi chiese: «Come fai a saperlo tu?»

Ho pensato pure a Papa Pio XII, che conoscevo bene (ero stato studente a Roma), e immediatamente sono arrivato nella sua stanza. Si era appena messo a letto. Abbiamo comunicato per mezzo dei pensieri (telepatia; ndt), perché era un grande spiritualista.Ho proseguito la mia ascensione fino a trovarmi circondato da un paesaggio meraviglioso soffuso di una luce azzurrognola molto delicata… Non c’era tuttavia il sole «perché il Signore è la loro Luce…» come dice l’Apocalisse.Ho visto là migliaia di persone, tutte con un’età approssimativa di trent’ anni, e ne ho incontrate alcune che conoscevo mentre erano in vita… La tale era morta a 80 anni… e sembrava averne 30… La tal altra era morta a 2… ed entrambe apparivano coetanee…

Ho lasciato questo «paradiso» costellato di fiori straordinari e sconosciuti quaggiù. Sono salito ancora più in alto… Là, ho perso la mia natura umana e sono diventato una «goccia di Luce».

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Ho veduto molte altre Scintille luminose e sapevo che una era San Pietro, un’altra Paolo oppure Giovanni, o un apostolo, o quel tal Santo… Poi ho visto Maria, meravigliosamente bella nel suo mantello di Luce, che mi accoglieva con un sorriso indicibile…Dietro di Lei c’era Gesù, di una bellezza indescrivibile, e alle Sue spalle splendeva una zona di Radianza, che sapevo essere il Padre, e in cui mi sono immerso…Ho sperimentato, così, l’appagamento totale di tutto ciò che potevo desiderare. Ho conosciuto la felicità perfetta… e, bruscamente, mi sono ritrovato sulla Terra, il viso nella polvere, in mezzo ai corpi insanguinati dei miei compagni.

Ho preso contezza che il portone davanti al quale mi trovavo era crivellato dai colpi che avevano attraversato il mio corpo; che il mio abito era perforato e intriso di sangue; che il mio petto e il dorso erano macchiati anch’essi di sangue a metà coagulato, un po’ vischioso… ma io ero incolume!Sono andato allora dal Comandante così com’ero. Mi venne incontro gridando al miracolo. Era il comandante Cazelle, oggi deceduto.Quest’esperienza mi ha segnato molto, senza alcun dubbio. Ma quando, affrancato dall’Esercito, mi recai da Padre Pio, egli mi scorse da lontano nel salone San Francesco. Mi fece segno di avvicinarmi e mi diede, come sempre, un piccolo buffetto affettuoso.Poi mi disse queste semplici parole: «Oh! Come mi hai fatto correre! Ma quello che hai visto, era talmente bello!» E chiuse lì la sua osservazione.

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Si può capire, ora, il motivo per cui io non abbia più paura della morte… poiché SO cosa c’è dall’altra parte!

Padre Jean Derobert

Questo documento fa parte degli atti del processo per la canonizzazione di Padre Pio. La relazione scritta ci è stata concessa a condizione di non renderla pubblica prima della canonizzazione stessa.

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