Galassie e stelle antiche, alla ricerca della vita

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È la più antica e la più distante mai scoperta finora. Il nome è poco affascinante, EGZ-zs8-1, ma questa galassia si è meritata i titoli sui giornali per la sua straordinarietà: ha infatti 13,1 miliardi di anni. Vuol dire che si è formata appena 700 milioni di anni dopo il Big Bang. E nel suo progressivo allontanamento verso la periferia dell’universo, ora si troverebbe addirittura a 30 miliardi di anni luce da noi.

LA GALASSIA EGZ-zs8-1, LA PIÙ ANTICA FINORA SCOPERTA

In virtù della velocità della luce, quella che noi ora vediamo è la galassia come appariva poco dopo la sua formazione: insomma, è come se – con una macchina del tempo- fossimo tornati indietro, quando anche il cosmo era un neonato.  A “catturarla”, sono stati i ricercatori della Yale University e dell’Università della California. Secondo gli astronomi, EGZ-zs8-1 è molto luminosa e ha un sesto della massa della Via Lattea. L’ articolo è stato appena pubblicato sull’ Astrophysical Journal.

L’individuazione di stelle tanto antiche- con annessi, sicuramente, innumerevoli pianeti altrettanto vetusti- riporta  in primo piano la questione della possibile presenza di forme di vita evolute al di fuori della Terra. Ora sappiamo che miliardi di anni prima che il nostro sistema solare si formasse molte altre galassie esistevano già: ci sarebbe stato tutto il tempo – insomma-  perché su pianeti rocciosi, nella giusta posizione rispetto alle loro stelle,  si sviluppassero creature intelligenti.

Un’ implicazione evidenziata dall’astrosismologo dell’Università di Birmingham, Tiago Campante, dopo l’annuncio a gennaio di un sistema solare, composto da 5 pianeti in orbita attorno ad un astro denominato Kepler-444. La loro età stimata è di 11,2 miliardi di anni- due e volte e mezza quella della Terra. Nonostante nessuno di questi mondi alieni sia abitabile, per via della loro distanza rispetto al proprio sole, il ricercatore ha sottolineato l’ importanza di questa scoperta  in vista di ulteriori, incredibili sorprese.

UN'IMMAGINE ARTISTICA DEL SISTEMA SOLARE KEPLER-444

“Ci dà speranza che esistano altri mondi abitabili che non riusciamo a rilevare solo perché non abbiamo avuto ancora un sufficiente periodo di osservazione “, ha detto lo scienziato. Uno stimolo ad approfondire la ricerca, anche se – ovviamente- nulla vieta che la vita eventualmente apparsa su altri pianeti miliardi di anni fa nel frattempo si sia già estinta. Lo studio condotto dal team di Campante ha comunque messo un rilievo dettagli non trascurabili.

A partire dalla composizione di questa stella ultra-anziana, che è risultata molto povera di ferro, ma ricca dei cosiddetti “elementi alfa”, ovvero silicio, carbone, azoto e ossigeno, formatisi dalle prime esplosioni stellari dell’Universo. Ed è un po’ una sorpresa scoprire che i pianeti di questo sistema solare siano costituiti da questo tipo di elementi e non da ferro. Soprattutto, dimostra che i mondi rocciosi si possono formare in vari modi: ciò li renderebbe ancora più comuni nel cosmo.

Kepler-444 infatti non è sola. Già nel 2000, i ricercatori hanno individuato un gigantesco pianeta gassoso – età presunta, 12,7 miliardi di anni – e non a caso lo hanno chiamato “Matusalemme“. Lo scorso anno, poi, sono stati trovati due mondi in orbita attorno alla stella Kaptayn, di dimensioni comprese tra una Super Terra e un mini-Nettuno: entrambe dovrebbero avere circa 11,5 miliardi di anni. Un altro sistema solare molto anziano è poi quello di Kepler 10, almeno antico di 10,6 miliardi.

Chissà quanti altri ce ne sono, attorno a noi. Per scoprirne sempre di più, meglio se nella Fascia di Abitabilità e rocciosi, servono telescopi sempre più precisi. E stanno per arrivare. Già nel 2017 sarà lanciato dalla NASA il TESS, un sigla che sta per  Transiting Exoplanet Survey Satellite. Dovremo invece aspettare fino al 2024 per PLATO, il Planetary Transits and Oscillations of Stars progettato dall’Agenzia Spaziale Europea.

IL TELESCOPIO CHE LA NASA LANCERÀ NEL 2017

Prederanno il posto del telescopio orbitante Kepler, il cacciatore di mondi alieni che ha svolto un ottimo lavoro finora. Al pari suo, TESS e PLATO cercheranno i pianeti simili al nostro in orbita attorno a stelle come il Sole, ma avranno un campo visivo più profondo  e strumentazioni più sensibili. Entrambi avranno un obiettivo preciso:  trovare, per primi, un gemello della Terra.

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