Gli universi paralleli esistono e interagiscono tra loro

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Gli universi paralleli? Sino a ieri sembrava un’idea valida al massimo per gli sceneggiatori della serie Doctor Who, ma ormai gli scienziati sono sempre più propensi a credere che la teoria, introdotta già negli anni Cinquanta da matematico americano Hugh Everett III, all’epoca alla Princeton University, sia corretta ed esistano realmente più universi in grado di interagire tra loro ad esempio facendo passare attraverso buchi neri “tenui” particelle chiamate gravitoni da Lisa Randall, la prima donna a ottenere la cattedra di fisica teorica alla Harvard University, e scusate se è poco.
cern ginevra

Per cercare prove sperimentali a queste teorie il Cern di Ginevra sta per rimettere al lavoro, dopo due anni di lavori di aggiornamento, il suo gigantesco Large Hadron Collider, il più potente acceleratore di particelle attualmente esistente al mondo, col quale si cercherà anche di dare un’identità più precisa ad un altro mistero attorno a cui si arrovellano gli scienziati da decenni, la materia oscura, che se ancora esiste da qualche parte nel nostro universo è il risultato dei primissimi istanti del “big bang” e può essere riprodotta in laboratorio solo avvicinandosi alle condizioni esistenti in quei primi istanti di vita del cosmo, cosa possibile appunto solo all’interno di un acceleratore di particelle di grande potenza.

Siccome stelle e pianeti, comete, polvere stellare e tutte le altre forme di materia che siamo in grado di scoprire normalmente spiega al massimo il 5% dell’attuale universo, il 95% resta da spiegare. Di questo un 70% sarebbe costituito da “energia oscura” e il 25% da “materia oscura”, quindi l’esperimento del Cern che dovrebbe iniziare la prossima settimana è molto importante per capire in che universo viviamo oltre che se esistono e come interagiscono col nostro altri universi. Ma non è finita qui: secondo il francese Jacques Vallée gli universi paralleli non solo esistono ma sono abitati, almeno alcuni di loro.
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Esisterebbe secondo lo studioso una dimensione in particolare, battezzata “dimensione di Magonia”, in grado di interagire con la nostra senza bisogno di mettere in mezzo buchi neri e gravitoni. Se fosse possibile dimostrare anche questa ipotesi potremmo scoprire non solo che gli Ufo esistono, ma che anche personaggi mitologici e dei racconti popolari possono avere avuto un’origine aliena, non solo nel senso che non sarebbero stati (Ufo, fate, folletti, semidei o fantasmi che siano) di questo mondo, ma che non sarebbero stati neppure di questo universo, o meglio di questa dimensione.

Come farebbero ufo, fate e folletti a passare da un universo all’altro? Questo neppure Jacques Vallée è al momento in grado di spiegarlo e non è detto che ci riesce il Cern col suo esperimento, ma è una possibilità affascinante che ove trovasse una conferma sperimentale consentirebbe dopo secoli di ritrovare un equilibrio tra scienza e magia, tra tecnologia e narrazione fantastica, scoprendo che forse stiamo da secoli provando a descrivere, in modi differenti, fenomeni che hanno manifestazione diversa ma una radice comune.
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Il sogno degli antichi alchimisti, al tempo stesso scienziati, artisti e maghi, si realizzerebbe in modo sorprendente, a distanza di secoli, consentendo al mondo di scoprire e comprendere una materia oscura persino più rilevante di quella che gli scienziati di Ginevra inseguono da decenni con lo stesso impegno con cui gli antichi alchimisti inseguivano la formula della trasmutazione dei metalli.

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