Porte stellari collegano l’uomo con civiltà extraterrestri fin dall’antichità

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C’è vita nell’universo, oltre che sulla Terra? La domanda affascina da decenni gli scienziati che tentano sia di ricreare in laboratorio le condizioni in cui la vita può essersi formata sul nostro pianeta, sia di trovare pianeti extrasolari (“esopianeti”) dove tali condizioni possano essersi riprodotte. La Nasa, in particolare, col programma Discovery si è data ufficialmente la missione di trovare tali pianeti e grazie alla sonda Kepler ha già stimato che possano esistere “almeno 17 miliardi” di esopianeti simili alla Terra da qualche parte nell’universo, di cui oltre 700 sono già stati confermati dalle osservazioni di Kepler con alcuni di essi che presentano caratteristiche molto simili alla Terra.

Il telescopio spaziale Kepler

Solo dall’ inizio 2015 sempre la Nasa ha confermato grazie ai dati di Kepler che esistono due pianeti, Kepler-438b e Kepler-442b, molto simili al nostro pianeta anche come dimensioni. Problema: i due pianeti distano rispettivamente 475 e 1.100 anni luce. Impossibile dunque pensare anche solo di inviare una sonda automatica per verificare l’esistenza di vita su di essi, o per instaurare relazioni con eventuali civiltà aliene, visto che anche i razzi più veloci attualmente non raggiungono velocità superiori a 100 mila chilometri all’ora, circa un decimillesimo della velocità della luce. Per raggiungere anche solo Proxima Centauri, la stella più vicina al nostro sistema solare (4,22 anni luce di distanza) una nostra sonda impiegherebbe dunque non meno di 42 mila anni.

 Eppure non tutti sono convinti che il problema delle grandi distanze sia irrisolvibile; i teorici della cospirazione sospettano anzi che alcuni governi mondiali già abbiano trovato come superarlo, grazie ad una tecnologia che ha ispirato anche film come Stargate, quella delle porte stellari. Una di esse si troverebbe in effetti in Iraq, da ben seimila anni, ossia dall’età della civiltà sumera che in pochi anni fece progressi in tutti i campi del sapere, dall’ingegneria idraulica ai calendari lunari, dall’aritmetica alla letteratura, progressi che nessuno era riuscito a compiere nei precedenti 200 mila anni di presenza dell’uomo sul pianeta. C’è chi vede in tali progressi l’opera di una civiltà aliena, gli Annunaki che in sumero significa “coloro che caddero dai cieli” o “grandi dei”.
Annunaki

Gli Annunaki sarebbero in realtà alieni, giunti sulla Terra grazie all’uso di porte stellari in grado di collegare con tunnel superluminari, simili a quelli teorizzati dall’astrofisico russo Sergej Krasnikov. Di porte stellari sulla Terra ve ne sarebbero più d’una: nel sud del Perù, vicino a Puno sulle rive del lago Titicaca, una civiltà pre-Inca costruì oltre quattromila anni fa la Puerta de Hayu Marka, ossia la “porta degli dei” (o anche “porta delle stelle”), una porta gigantesca scavata nella roccia di granito rosso letteralmente in mezzo al nulla, ad oltre 4.000 metri di altitudine. Secondo una leggenda un sacerdote Inca, inseguito dai conquistadores spagnoli, scomparve letteralmente nel nulla grazie proprio a questa porta.

Puerta de Hayu Marka

In Bolivia, a Tiwanaku, sempre lungo la costa del Titicaca, si trova invece la “Porta del Sole”, ricavata oltre 2 mila anni prima dell’avvento della civiltà Inca da un unico masso sul quale vennero incisi numerosi rilievi, attraverso la quale si riteneva possibile mettersi in contatto e sfruttare l’energia del sole e delle stelle. Queste e altre porte rinvenute presso antichi siti archeologici sono realmente porte stellari, in grado di collegare tra loro punti distanti nell’universo, o anche solo la riproduzione votiva di macchinari e attrezzature utilizzate millenni fa da visitatori alieni che le antiche popolazioni terrestri scambiarono per dei?

Porta del Sole

In epoca recente le leggende riguardanti l’isola di Thule, già descritta dagli antichi scrittori greci come Pitea e Diogene, ossessionarono Adolf Hitler al punto che in piena seconda guerra mondiale la Germania effettuò varie spedizioni militari artiche arrivando a costruirvi una base, la Base Artica 211 a Neue Schwabenland (Nuova Svevia). Finita la guerra tra il 1946 e il 1947 l’ammiraglio Richard Bird condusse l’operazione “salto in alto” per conto della Us Navy e la base venne ispezionata accuratamente. Nel corso dell’ispezione sarebbero state rinvenute tecnologie sofisticate, anche se gli Stati Uniti hanno sempre smentito questa ipotesi: sia come sia l’operazione venne interrotta pochi mesi prima del suo previsto completamente dopo che lo stesso Bird manifestò preoccupazioni circa alcuni “caccia in grado di volare da un polo all’altro a velocità incredibile”. Missili, ufo o porte stellari? Il mistero è probabilmente destinato a rimanere tale almeno per molti altri decenni ancora.

Disco volante

Ancora più di recente l’ex dittatore dell’Iraq, Saddam Hussein, negli anni Ottanta, ordinò un restauro della grande ziggurat di Ur, già esplorata nel 1922 dall’archeologo britannico Leonard Woolley, trasformandola in una vera e propria fortezza con tanto di annessa base aerea. E’ possibile che gli Stati Uniti siano intervenuti in Iraq per prevenire che venisse ritrovata e azionata da Saddam Hussein la porta stellare irachena, che potrebbe essere poi stata individuata, smantellata e trasportata negli Stati Uniti durante i dieci anni di occupazione delle forze armate statunitensi (che proprio presso la ziggurat di Ur stabilirono a loro volta una delle loro principali basi aeree) dell’Iraq.

Ammesso che tutto questo sia vero, e che il segreto che ha finora circondato l’argomento derivi dal timore che l’apertura prematura di una porta stellare costruita migliaia di anni fa da una civiltà aliena molto più avanzata di quella terrestre possa causare danni incalcolabili al pianeta Terra, resta un punto che neppure i più appassionati teorici della teoria della cospirazione riescono a spiegare: se le porte stellari servono per compiere balzi di decine o centinaia di anni luce in pochi istanti, come hanno fatto a costruire le porte terminali dei tunnel superluminari qui sulla Terra civiltà distanti appunto distanze astronomiche dal nostro pianeta? Ammesso che possedessero (o tuttora possiedano) la tecnologia per costruire la porta di partenza, per costruire quella di arrivo avrebbero prima dovuto raggiungere il pianeta con altri mezzi più convenzionali. Così il mistero sembra destinato a rimanere tale.
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