Il mistero delle strutture a forma di ruota scoperte da un satellite nel 2006 in Giordania

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CE NE SONO MIGLIAIA E SONO INDIVIDUABILI SOLO VIA SATELLITE. SEMBRANO DELLE ‘RUOTE DI PIETRA’, MA NESSUNO SA CHI LE HA FATTE E A COSA SERVIVANO. UN MISTERO ARCHEOLOGICO NEL DESERTO DELLA GIORDANIA CHE CONFONDE I RICERCATORI.

Nel marzo del 2006, mentre sorvola i campi di lava nera vicino l’oasi di Azraq in Giordania, il satellite QuickBird fotografa una serie di rozze sagome a forma di ruota.

Le dimensioni di queste ruote variano tra i 25 e i 70 metri di diametro.

Dopo aver tracciato un primo gruppo di formazioni, i ricercatori ne trovano un altro e un altro ancora: migliaia di ruote che a nord si estendono fino alla Siria e a sud fino all’Arabia Saudita.

La quantità, le dimensioni e l’area di estensione di queste ‘ruote’, sono a dir poco straordinarie.

Nessuno vive in questa landa arida e desolata, a parte le occasionali tribù nomadi di beduini, e questi strani raggruppamenti di strutture a forma di ruota, non sono presenti in nessun altra parte del mondo: gli archeologi sono perplessi.

Il primo mistero a cui si vorrebbe dare soluzione è l’identità dei costruttori di queste bizzarre strutture, mentre il secondo sarebbe quello di svelare il loro scopo. Per indagare sulle strutture, il professor David Kennedy dell’Università di Oxford si è recato di persona nel deserto giordano.

Kennedy nota che le ruote sono raggruppate secondo schemi precisi, con muri sporadici alti circa un metro. «La forma più semplice che ho potuto individuare è quella di un cerchio quasi perfetto, con un fulcro centrale dal quale si diramano dei raggi», spiega il ricercatore inglese. «Sembra proprio la ruota di un carro».

Nei pressi delle strutture non sono state rinvenute iscrizioni o altri tipi di simboli, il che rende completamente sconosciuta l’identità dei loro costruttori. Non si fa menzione delle ‘ruote di pietra’ nemmeno nei testi antichi.

Solo i beduini sanno della loro esistenza: «ho chiesto loro cosa fossero e mi hanno risposto di non saperlo. Dicono che sono state costruite dagli ‘antichi’», racconta Kennedy.

Ed infatti le strutture sembrano essere molto antiche. Usando una tecnica chiamata ‘Optically stimulated luminescence (OSL)‘, gli archeologi fanno risalire le ruote a circa 8.500 anni fa, decisamente più antiche delle famose ‘Linee di Nazca‘.

Ciò che lascia più perplessi è il fatto che al livello del suolo le ruote sono praticamente invisibili. «È estremamente difficile individuarle da terra», spiega il professore. «Al livello del suolo non si nota nulla di particolare. Senza i satelliti non le avremmo mai scoperte».

Come riporta l’articolo comparso su Live Scienze, il motivo per il quale degli uomini preistorici abbiano deciso di costruire strutture di pietra a forma di ruota visibili solo dall’alto rimane l’enigma da svelare.

Costruire le ruote ha richiesto un grande sforzo. Oggi abbiamo macchinari che ci consentono di realizzare grandi strutture molto in fretta, ma a quell’epoca, chiunque sia stato, per raccogliere tutte quelle pietre e disporle in quella forma precisa doveva avere una forte motivazione.

L’analisi spaziale ha mostrato che un gruppo di ruote nell’oasi di Azraq presenta raggi orientati verso nord-est, tali da allinearsi con l’alba del solstizio d’inverno. Se questo allineamento sia stato intenzionale o casuale non è dato sapere, mentre il resto delle ruote non sembra contenere informazioni archeoastronomiche.

E allora a cosa servivano? Secondo Gary Rollefson, del Whitman College di Washington, le ruote potrebbero aver avuto diversi usi, come lo stoccaggio del cibo, oppure come luoghi di sepoltura.

Tuttavia, non sono stati trovati resti umani all’interno delle strutture, né si può dire con certezza che fossero dei magazzini per conservare il cibo, data la presenza di un dettaglio fondamentale: le strutture non presentano porte di accesso, né di collegamento tra le varie aree interne.

Questa caratteristica esclude anche la possibilità che possano essere state utilizzate come abitazioni, dato che non ci sono ingressi.

«Ogni ruota è composta da un circuito ininterrotto di pietre. In molti casi, l’interno della ruota è diviso a spicchi. È una forma molto strana da usare come casa», spiega Kennedy. «E poi, a quell’epoca, i villaggi non si estendevano su aree così vaste».

A conclusione della spedizione, Kennedy ha comunicato che il suo team sta completando le ricerche su un nuovo gruppo di strutture e che i risultati saranno pubblicati in un prossimo articolo sul Journal of Archaeological Science.

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